FIGLIO DI PENNA

di

LUCA TOMESANI

da un soggetto di Rossella Salbego

·        Vincitore di "Storie di fine millennio", concorso per racconti e sceneggiature, Bologna, 1999

·        Menzione speciale al Festival per sceneggiature "PescaraVideoScript", Pescara, 1999, Giorgio Arlorio presidente della giuria

·        In corso di produzione Cometa Film


SCENA 1
SCENA 2
SCENA 3
SCENA 4
SCENA 5
SCENA 6
SCENA 7
SCENA 8
SCENA 9
SCENA 10
SCENA 11
SCENA 12
SCENA 13
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SCENA 15
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SCENA 17
SCENA 18
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SCENA 20
SCENA 21
SCENA 22
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SCENA 24
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SCENA 26
SCENA 27

 

1.          STUDIO. INTERNO SERA

La foto incorniciata di un bambino sta accanto alla carta da lettera. Una mano femminile prende la lettera. Un uomo e una donna, Carlo e Marta, in abiti ben curati, sono allo scrittoio di uno studio con le pareti lignee. Marta, seduta su una poltrona di velluto, scrive, mentre Carlo la abbraccia amorevolmente con il corpo e con lo sguardo. Alle loro spalle, il caminetto col fuoco acceso. La lettera è letta in voce off.

VOCE MARTA
Caro Vinicio, siamo felici di conoscere il piccolo orfanello di cui ci dobbiamo prendere cura. Sia benedetto il cielo per questo regalo, che ci riempie di gioia e anche di commozione, poiché noi bambini non ne possiamo avere.

Carlo piega la testa in un impercettibile tono amaro.

VOCE MARTA
Io sono Marta, la tua nuova mamma, e qui con me c’è Carlo, il tuo nuovo papà. Ti chiederai perché non possiamo essere lì con te. A questa domanda non è facile rispondere, ma quando sarai più grande capirai che è un bene anche per te che tu rimanga nell’ambiente in cui sei nato e al quale appartieni.

Alle pareti fotografie d’avi con famiglie numerosissime.

VOCE MARTA
Sappi però anche che ogni volta che lo vorrai, potrai aprirti e confidarti con noi proprio come se fossimo lì assieme a te…

Marta guarda in basso come la madonna fa col bambin Gesù

 

2.     CHIESA. INTERNO GIORNO

La madonna, nel suo mantello turchino, guarda benevolmente dabbasso. Un bambino, Vinicio (quello della foto), di circa otto anni, sta pregando di fronte a lei. Fra i due, una distesa di lumini accesi.

VOCE MARTA
… sappiamo che sei un bambino ordinato e timorato di Dio, che sei molto sveglio, che sei capace di vestirti da solo e che riconosci i tuoi vestiti nell’armadio. Fai sempre il bravo…

Vinicio sbircia attorno, poi ne ruba uno e se ne va.

VOCE MARTA
… sii onesto con tutti, dai retta ai tuoi tutori…

 

3.     SAGRATO. ESTERNO GIORNO

Vinicio sta facendo “bere” una piccola mucca di terracotta nella cera bianca del lumino

VOCE MARTA
… soprattutto a Padre Lucio, che vigila costantemente su di te…

Due piedi d’adulto si fermano presso di lui.

VOCE PADRE LUCIO
Ma bene!

Il bambino alza lo sguardo verso l’alto.

VOCE MARTA
… siamo felici di augurarti un buon Natale e un felice anno nuovo. Ti vogliamo tanto bene, la tua mamma e il tuo papà.

Padre Lucio prende Vinicio per un orecchio e lo porta via.

 

4.     REFETTORIO ISTITUTO. INTERNO GIORNO

Vinicio sta seduto al tavolo del refettorio, intento a scrivere una letterina. Sul tavolo, il lumino, la piccola mucca e un orsacchiotto di peluche. Dietro di lui, Padre Lucio lo controlla. L’arredamento è minimo, un tavolo di formica, muri scrostati, qualche disegno appeso alle pareti. 

VOCE VINICIO
Cari papà e mamma adottivi, grazie di cuore per gli auguri, che ricambisco…

Padre Lucio dà uno scappellotto a Vinicio.

VOCE VINICIO
… che ricambio, e per il bellissimo regalo. Io vi dono in cambio questa mucchina…

Vinicio guarda verso padre Lucio

PADRE LUCIO
Coraggio pure!

Vinicio ricomincia a scrivere.

VOCE VINICIO
… segno del mio amore e della mia vicinanza.  Qui all’orfanotrofio sono tutti gentili con me. Mi danno da mangiare tutti i giorni e m’impediscono di fare le marachelle…

 

5.     SOGGIORNO. INTERNO SERA

Carlo e Marta sono in poltrona. Marta ha in mano la lettera e la sta leggendo ad alta voce.

MARTA
… che ogni tanto le faccio, ma mica apposta, è che mi scappano…

Marta, tenendo in mano la mucchina, ha gli occhi lucidi e la voce incrinata dall’emozione.

MARTA
Non è adorabile?

 

6.     REFETTORIO ISTITUTO. INTERNO GIORNO

Padre Lucio si allontana con la lettera e la piccola mucca. Vinicio si alza a sua volta, prende l’orsacchiotto e si allontana.

VOCE VINICIO
… grazie anche del regalo, è bellissimo e lo terrò sempre con me, ma a letto no perché è proibito.

Improvvisamente, un bambino, più grosso di lui, gli strappa il pupazzo e corre via. Vinicio fa per corrergli dietro, ma prima si ferma a raccogliere un sasso.

VOCE VINICIO
Adesso vi saluto perché è ora di andare a messa. Vi voglio bene, Vinicio.

STACCO IN NERO

 

7.     GIARDINO. ESTERNO GIORNO

Carlo, le mani giunte dietro la schiena, cammina lentamente per le aiuole del giardino, osservando il lavoro dei giardinieri

VOCE CARLO
Caro Vinicio, sei già grande ed è tempo che ti parli dell’importanza dello studio, viatico per la conoscenza e fondamento di una vita retta e al servizio della società. Non lesinare mai gli sforzi…

Un vanga con fatica con grande fatica…

… ricordati di Volta, Marconi, Galvani, studenti esemplari, che seppero coniugare ragione e intuizione, poiché amavano il loro lavoro.

Carlo annusa una rosa.

Ma riuscirai in ciò, carissimo, solo se saprai dominare te stesso, i tuoi istinti …

Un insetto sbuca dalla rosa, Carlo emette un urlo strozzato, getta la rosa e la pesta istericamente

… perché solo così potrai giudicare rettamente chi ti è sottoposto.

Un giardiniere solleva il capo e lo guarda come uno spostato. Carlo fa finta di niente

VOCE CARLO
Sii dunque magnanimo, perché il perdono è la più grande delle virtù…

 

8.     SCUOLA. INTERNO GIORNO

Vinicio, ora diciottenne, guarda una bacheca dove accanto al suo nome, in rosso, c’è scritto “RESPINTO”.

VOCE CARLO
… che porta infallibilmente alle alte vette della giustizia, della fortezza e della verità.

VINICIO
(alterato) Ma porca troia schifosa!!

VOCE CARLO
Dio ti benedica. Tuo padre.

Vinicio guarda la bacheca sconsolato, quando un uomo vestito di nero, che era lì accanto gli rivolge la parola. Vinicio pare stupito.

UOMO IN NERO
Problemi?

 

9.     ESTERNO SCUOLA. ESTERNO GIORNO

Vinicio appoggiato al palo, tiene in mano un libro. Ha un’aria piuttosto sfaccendata.

VOCE MARTA
Caro Vinicio, siamo fieri dei bei voti che prendi, tanto più meritati poiché ottenuti in condizioni di precarietà. Come premio, ti doniamo questo libro, perché …

Un ragazzino si avvicina. I due parlottano brevemente. Vinicio estrae dal libro una bustina e la dà al ragazzino, che lo ricambia con qualche banconota, poi se ne va. Vinicio sbircia attorno, poi intasca.

VOCE MARTA
 …tu comprenda il significato di parole come amor proprio e dedizione, così rare nella tua città, provata da una profonda crisi dei valori ben più che economica…

 

10.     CAMERA VINICIO. INTERNO GIORNO

Vinicio entra in una camera povere e disadorna e chiude la porta dietro di sé

VOCE MARTA
… sappiamo, infatti, assai bene che la vita lì è dura, e c’è bisogno di tanto coraggio per non perdere la retta via…

quindi estrae un notevole mucchio di contanti dalla tasca e ne separa un mazzetto

VOCE MARTA
…ma se ti troverai in difficoltà, quando non saprai a chi rivolgerti, ricordati del crocefisso, riponi in lui le tue speranze. Il crocifisso è il tuo migliore amico, non ti tradisce, e ti dà tanto conforto.

Vinicio fissa il crocifisso appeso sulla testata del letto, poi lo prende, lo gira e gli mette dentro le banconote, poi lo rimette a posto, quindi si fa un segno della croce ed esce di camera. A quel punto, la voce di Marta “entra in scena” in una sorta di nonsense.

VOCE MARTA
Vinicio?

Vinicio rientra, ma sta sulla porta

VINICIO
Sì?

VOCE MARTA
Nemmeno mi saluti?

VINICIO
Mamma, non rompere le palle, ho da fare.

Vinicio esce definitivamente.

 

11.     LOCALE. INTERNO GIORNO

Il locale è deserto, un barista grosso pulisce i bicchieri. Solo un tavolo è occupato, dall’uomo in nero e da una puttana con il rossetto sbavato. Vinicio si avvicina

UOMO IN NERO
Ce ne hai messo.

La puttana ride e fa le smorfiette a Vinicio, per prenderlo in giro. Vinicio non se ne cura, dà i soldi all’uomo in nero, che non li mette via subito.

UOMO IN NERO
Devo fidarmi?

Vinicio annuisce

UOMO IN NERO
Sparisci adesso

La donna lo guarda in modo impertinente. Vinicio se ne va.

VOCE VINICIO
Cara mamma, scusa se ti ho trattato così così l’altra volta, sono davvero mortificato e non me ne faccio una ragione …

 

12.     ESTERNO LOCALE. ESTERNO GIORNO

Vinicio esce. Padre Lucio lo sta aspettando al varco, lo prende per un orecchio e lo porta via senza mollare la presa, come dieci anni prima.

VOCE VINICIO
… ma… mi… ahi… se mi vorrai scusare... (sempre più in fretta) …adesso vi devo lasciare, Padre Lucio vuole che vada a servir messa.

PRETE
Chi non ha voglia di studiare, va di corsa a lavorare!

VINICIO
..molla…

VOCE VINICIO
… vi saluto caramente, vostro Vinicio.

 

13.     CUCINA. INTERNO GIORNO

Marta mescola il brodetto di pesce, mentre la domestica di colore taglia con impegno le zucchine.

VOCE MARTA
Caro Vinicio, non ti affliggere del tono che mi hai usato, anzi, se sei pentito è un bene, perché è segno dell’amore che ci porti, e questo per me è il regalo più bello.

 

14.     ELETTRAUTO. INTERNO GIORNO

Vinicio sta sostituendo la gomma di una macchina. Una banda di quartiere si presenta all’ingresso, validamente coadiuvata da mazze da baseball, catene e spranghe di ferro. Vinicio li vede. Con uno scatto cerca di saltare sul tetto dell’ufficio, ma è tirato giù e pestato selvaggiamente.

VOCE MARTA
Ogni tanto, sai, si incontrano persone che ci fanno dei torti e, quel che è peggio, si rifiutano di riconoscerli. Allora, io provo un grande dolore…

VINICIO
Nooo!!!

VOCE MARTA
… e penso che non ci sarà mai pace sulla terra se non si allena il proprio cuore alla comprensione…

CAPOBANDA
(estraendo dal giubbotto una grattugia) Usate questa.

 

15.     CUCINA. INTERNO GIORNO

Marta sta grattugiando la noce moscata sul brodetto

VOCE MARTA
… Tu però non ti curare di chi ti usasse cattive maniere, e ricordati…

Marta assaggia il brodetto

VOCE MARTA
… che se avrai fatto di tutto per evitare dissapori…

Marta fa un sorriso di compiacimento

VOCE MARTA
… otterrai in ogni caso la soddisfazione di un lavoro ben fatto, e dormirai sonni tranquilli. A presto, la tua mamma. (rivolta poi alla cameriera) Puoi servire!

 

16.     CAMERA VINICIO. INTERNO GIORNO

Vinicio, immobilizzato nel letto con poche parti del corpo non fasciate, scrive con grande fatica.

VOCE VINICIO
(stentata, sofferente) Cari genitori, buon Natale. Vinicio

Esausto, molla la penna.

 

17.     CAMERA DA LETTO CARLO E MARTA

Carlo attraversa la stanza con una tazza di tè fumante. Giunto al letto, la porge a Marta, sdraiata con una pezza bianca sulla fronte. Marta la beve.

VOCE CARLO
Caro figliolo, buon natale anche a te. Mi duole doverti informare che tua madre non sta bene, colta com’è da una febbre tenace causata da un pur eccellente brodetto di pesce. Le analisi hanno confermato la provenienza dell’agente patogeno e, a pur magra consolazione, la polizia ha sbattuto in galera il pescivendolo.

Marta ridà la tazza a Carlo

MARTA
Grazie, caro.

CARLO
Dormi, ora.

Carlo esce dalla camera

VOCE CARLO
Passando ad altro, mi sono molto interrogato sulla estrema sintesi del tuo messaggio d’auguri, e ho concluso che tu sia ad un punto di svolta della tua vita, quando le parole hanno più senso e vanno quindi più dosate

 

18.     STRADA. ESETRNO GIORNO

Vinicio, con una vistosa fasciatura, cammina per strada, zoppicante, con una vanga in spalla e due loschissimi figuri dietro le spalle.

VOCE CARLO
Se è così, me ne compiaccio, perché significa che sei alla vigilia di decisioni che muteranno la tua vita, e sicuramente nel bene. Ti abbraccio, il tuo papà.

 

19.     LOCALE INTERNO GIORNO

Vinicio e i figuri entrano nel locale con aria minacciosa. L’uomo in nero è solo, li vede e non se ne rallegra.

VOCE VINICIO
Caro papà, tienimi sempre informato sulla salute della mamma. Anch’io mi sono rimesso dopo una breve malattia e adesso, come hai indovinato, sto per riprendere in mano la mia vita…

 

20.     BOSCHETTO. ESTERNO NOTTE

Vinicio e gli amici scavano una fossa. Lì accanto l’uomo in nero, morto stecchito

VOCE VINICIO
Il lavoro! Il lavoro è la sola risposta che possiamo dare. Non importa che faccia sudare o spezzi la schiena. Tu me lo hai insegnato e sono fiero di potertelo ricordare…

Uno dei due guarda dentro le tasche del morto e trova qualcosa

SGHERRO
Ehi, uno stramaledetto distintivo! Abbiamo accoppato un fottutissimo sbirro! Merda!!

Lo sgherro si ritrae spaventato. Vinicio lo guarda con aria assente

SGHERRO
Bisogna cambiare aria, di corsa!

I due sgherri scappano

VOCE VINICIO
A proposito, per il mio diciottesimo compleanno credo che mi trasferirò in una grande città, dato che il paese mi sta stretto, ormai. Auguratemi buona fortuna.

 

21.     CORRIDOIO. INTERNO GIORNO

Carlo è accanto ad una porta, oltre la quale si sentono distintamente conati di vomito

VOCE CARLO
Caro figliolo, grazie per le belle parole, te ne sono grato per la consolazione che mi danno in questo momento difficile, in cui tua madre sta lottando contro la tenace malattia che la assedia, e che offusca…

Oltre la porta si sente un prolungato conato di vomito.

VOCE MARTA
Oh, cazzo!!

VOCE CARLO
…quella serenità che profonde intorno a sé. Ma questi momenti brutti passeranno. Ti saluto con affetto, tuo padre.

Rumori impronunciabili da oltre la porta, Carlo fa una smorfia di raccapriccio.

CARLO
… un asciugamano nuovo, cara?

Carlo porge un asciugamano. Una mano butta quello usato e prende quello nuovo dalla mano di Carlo

 

22.     STRADA. ESTERNO NOTTE

Vinicio, borsetta e parruccone, gambe nude con calze traforate come una rete da pesca, è sui viali di periferia. Accanto a lui un secondo viado. Stanno prendendo cioccolatini da una confezione.

VOCE VINICIO
Cari genitori, finalmente sono in una grande città, un posto meraviglioso che ho sempre sognato, e dove faccio il rappresentante di prodotti farmaceutici, giro un sacco e conosco tanta gente

Una macchina si ferma al secondo viado si accosta, scambia due parole, poi riparte e si accosta a Vinicio, che scambia due parole a sua volta.

VOCE CONDUCENTE
Chi ti credi di essere, Marilyn Monroe?

La macchina riparte, Vinicio riprende a passeggiare.

VOCE VINICIO
La clientela è tanta ma c’è anche molta concorrenza e io non sono molto bravo a mercanteggiare.

Una seconda macchina si ferma. Vinicio scambia una parola poi salta su.

VOCE VINICIO
Ora però vi saluto perché ho da fare. Vostro Vinicio.

 

23.     GIARDINO. ESTERNO GIORNO

Marta, seduta sulla seggiola da giardino con un panno sulle ginocchia, sta scrivendo una lettera.

VOCE MARTA
Carissimo figlio, finalmente mi sono ristabilita e la voglia di parlare con te è quasi fisica. Siamo felici che ti trovi bene in città, chissà che esperienza per te che vieni da un piccolo paese..

 

24.     STRADA. ESTERNO NOTTE

Un’automobile si ferma, Vinicio si affaccia e riconosce lo sgherro della grattugia. Riconosciuto a sua volta, si mette a correre a perdifiato, mollando borsetta e scarpe col tacco.

VOCE MARTA
… non abituato alle insidie e ai pericoli delle grandi metropoli, con tanti malintenzionati, che non aspettano altro che una buona occasione per sopraffarti e farti del male…

Lo sgherro corre dietro a Vinicio con un coltellaccio in mano

VOCE MARTA
… mi raccomando stai attento, guarda bene quando attraversi la strada, c’è tanto traffico…

Lo sgherro gli è alle costole. Vinicio attraversa senza guardare, una macchina quasi lo travolge.

 

25.     GIARDINO. ESTERNO GIORNO

Marta continua a scrivere. Seduto accanto a lei, Carlo sta leggendo il giornale.

VOCE MARTA
… ma non voglio insistere con le raccomandazioni. Voglio invece dirti una cosa che mi è venuta in mente l’altro giorno…

Carlo sbotta per una notizia sul giornale

CARLO
Pazzesco, questi zingari sono una comunità di ladri organizzati, e la polizia li lascia fare, ma prego!

Marta ha un’incertezza sulla penna, guarda avanti a sé, poi al marito, quindi riprende a scrivere.

VOCE MARTA
… che ne diresti di incontrarci, finalmente?

Marta ha lo sguardo sognante, guarda verso la porta di casa e vede Vinicio, vestito di bianco, che suona il campanello. Marta sussulta. Vinicio si volta e le sorride.

 

26.     STRADA. ESTERNO NOTTE

Vinicio, raggomitolato ai piedi di una montagna di rifiuti, si alza faticosamente in piedi. E’ ridotto malissimo, stracciato, con cicatrici ed ematomi, zoppicante. Vinicio guarda verso l’alto, dove un aereo lascia la sua scia nel cielo.

 

27.     SOGGIORNO. INTERNO GIORNO

La stanza è deserta. Suonano. Dall’altra stanza arriva Carlo. Va alla porta, la apre, ma non c’è nessuno. Allora alza il citofono.

CARLO
Sì? Chi è?

In quel momento Marta lo chiama dall’altra camera

VOCE MARTA
Carlo, mi aiuti per favore?

Dopo un attimo di riluttanza, Carlo scappa di là. In quel momento Vinicio si presenta alla porta, disadattato come un eschimese nel Sahara.

VINICIO
Mamma? Papà?

Non vedendo nessuno, Vinicio resta sulla porta. Poi però vede sul mobile di fronte la mucca di terracotta spedita anni prima ai genitori. Istintivamente, come ipnotizzato, entra in casa e la prende in mano. In quel momento entra Marta, che non lo riconosce e urla terrorizzata.

MARTA
Aaaaaahhhh!!

Vinicio dapprima è spaventato, ma poi accenna ad un sorriso, quando Carlo entra in camera con una pistola

CARLO
Non ti muovere!

Vinicio rimane come interdetto, guarda Carlo negli occhi, la sua pistola, poi ancora gli occhi. Carlo e Marta si guardano senza sapere che fare. Vinicio a quel punto ha un’illuminazione: guarda la mocchina che tiene in mano e la porge a Carlo

CARLO
Sta fermo ho detto!!

Vinicio insiste e, sorridendo, fa un passo avanti, poi un altro, accennando a dire qualcosa. Il colpo, fortissimo, gli fissa l’espressione mentre si accascia per terra. Carlo si precipita da Marta.

CARLO
Stai bene, cara? Vieni via da lì, vado a chiamare la polizia.

Lo zigomo di Vinicio è a contatto col pavimento. La mucchina è lì vicino, Vinicio la guarda fisso.

VINICIO
(con un filo di voce) … mamma…

VOCE CARLO
Caro figliolo, qualche giorno fa un ladro si è introdotto in casa nostra e per poco la tua mamma, trovatoselo davanti, non muore dallo spavento…

Una macchia di sangue si allarga lentamente da sotto il suo corpo. L’inquadratura si allontana progressivamente.

VOCE CARLO
Per fortuna sono riuscito a neutralizzarlo, ma la paura è stata tanta. Non ti preoccupare, però, noi stiamo bene. Solo, vorremmo tu fossi qui con noi. A presto, il tuo papà e la tua mamma.

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